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10 November 2013 Written by 

Cartolina degli anni '20

La fotografia ritrae la chiesa di Gerenzano negli anni '20. La prima osservazione che mi viene in mente riguarda la sobrietà, la semplicità e l'essenzialità della piazza.

Guardando con attenzione i particolari della cartolina si vedono le colonne scrostate verso il piede, nelle nicchie della facciata mancano le statue di San Pietro e di San Paolo e degli aloni di umidità macchiano la facciata. Sul lato destro si vede un filare di giovani alberi che poi, dopo la guerra, verranno abbattuti.

Non mi sembra una piazza adibita al passeggio o a manifestazioni pubbliche, ma mi ricorda un'aia contadina usata per la trebbiatura o per l'essicazione del granoturco e del frumento.

E' una foto che mi infonde pace e mi fa ritornare in mente i pigri pomeriggi estivi della mia infanzia. 

Pier Angelo Gianni

Nov. 2012



Redazione

GERENZANOFORUM è una piazza virtuale ideata per promuovere il dialogo tra le persone e esporre temi di interesse per i cittadini di Gerenzano.

Website: www.gerenzanoforum.it

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Sample photo....Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi
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Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
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Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una
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Martha Medeiros

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Sample photoErri De Luca: Onore ai poeti che aiutano a vivere -Tratto da “Il Mattino”, 13 settembre 2002

Quando c’è poco tempo e bussano alla porta, battono la città con artiglieria, quando brucia, quando sei solo in un letto d’ospedale, quando arrivi troppo tardi, quando ti mancano le parole e il fiato è corto, allora la poesia, una, prende il tuo posto, prende la tua mano che non ci arriva: e arriva.

Negli assedi, nelle prigioni, nelle cantine su pezzi di carta di fortuna si scrivono poesie. Il partigiano jugoslavo Ante Zemliar ne scriveva durante la guerra in montagna contro i nazifascisti. Le scriveva su quaderno. In sua assenza i compagni la trovarono e con la carta fecero sigarette. Non c’era molto per fumare e Ante sa che anche così le sue poesie hanno avuto respiro. Il partigiano Zemliar dopo la guerra vinta ha fatto cinque anni di prigionia nella colonia penale di Tito, Goli Otok, isola nuda. Anche lì scriveva poesie con un pezzetto di carbone nell’unghia su pezzi di cartone, di nascosto. Nel ghetto di Lotz nel 1943 Isaia Spiegel scriveva nel suo yiddish braccato: "Il mio corpo è un pane/calato in un calice di sangue"

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